The Blue Talk
Cristiano Caucci, in love with Tela Genova.
BY MARCO POLI, The TSL Gazette, Giugno 2024
Cristiano, hai dichiarato: “Mi piace considerarmi il primo cliente del brand, questa prospettiva aiuta molto l’intero processo creativo.” Lavorando su un marchio con un heritage così solido, come riesci a dare il tuo contributo stilistico rimanendo fedele al DNA del brand?
Un uomo evolve nel corso della sua vita, i bisogni cambiano, la vita è un’esperienza continua, una crescita incessante. Lo stesso vale per un brand: gli aggiornamenti stilistici sono graduali e costanti. Finché continui a difendere i tuoi valori, non metterai mai a rischio l’identità del marchio.
Da consumatore contemporaneo, cosa cerchi in un paio di jeans?
I miei jeans ideali sono regular, non lavati, rigorosamente selvedge. Non è un caso che i nostri capi più iconici e best seller siano i rinse wash della capsule Four Seasons. I jeans devono essere 100% cotone, senza compromessi, resistenti e confortevoli, e devono permettere un utilizzo frequente senza ricorrere a lavaggi continui a causa di odori o perdita della forma. Per ottenere questo il segreto è semplice: materiali di qualità.
Quando la tua famiglia ti ha affidato “le chiavi” del brand nel 2010, hai avuto carta bianca per guidare la transizione verso una “nuova era” di Tela Genova o hai ricevuto indicazioni precise?
Anche se l’acquisizione risale al 2010, il rilancio è stato completato nel 2014. All’inizio ero contrario a prendere in mano un nuovo progetto perché in quel periodo ero già molto impegnato su altri fronti. È stato mio padre il primo a crederci davvero. Senza i suoi cinquant’anni di esperienza e la sua grande passione per il denim, probabilmente nemmeno oggi me ne sarei innamorato al punto da creare un legame così forte con questo brand.
Tra i tessuti di altissima qualità che selezionate, quale rappresenta meglio l’anima della collezione? Quali sono le sue caratteristiche?
Il deep blue di Kuroki, 100% selvedge 14oz. Un tessuto ad alta densità, pettinato, che mantiene il suo distintivo look rétro, realizzato con telai shuttle semi-automatici. Ancora oggi resta il mio preferito. Nel tempo però siamo riusciti a raggiungere un equilibrio tale per cui ogni materiale proposto nelle diverse categorie di prodotto parla la stessa lingua e si distingue grazie alla propria originalità e autenticità.
Tela Genova racconta uno stile di vita urbano oppure oggi prevalgono ancora le influenze workwear, military e navy?
Direi che la risposta sta proprio nel mix. Il workwear è tornato di moda e tutte le collezioni menswear ne sono contaminate. Oggi lo stile di Tela Genova è globale, pur restando “no global”, se mi concedete il gioco di parole. Voglio dire che non siamo un prodotto mainstream.
Nel tuo lavoro attingi a un archivio storico di immagini e campioni tessili? Cosa definisce il mood dei vostri capi? Una cucitura, un rivetto, un dettaglio…?
Questo è il lavoro del nostro team creativo, io sono il primo cliente, non il designer. Torniamo ancora una volta all’importanza delle nostre radici e dei 50 anni di esperienza della nostra famiglia nella produzione di jeans. Archivi personali, archivi vintage, mercatini, ricerca digitale. Direi che oggi ciò che conta davvero non è tanto il modo in cui cerchiamo l’ispirazione, ma avere ben chiaro l’obiettivo che vogliamo raggiungere.
In un’organizzazione industriale complessa, dove la tecnologia fa la differenza, qual è il ruolo dell’artigianalità nel dare autenticità e valore ai capi Tela Genova?
Questo è un aspetto cruciale e uno dei più difficili. Spesso facciamo fatica a conciliare il desiderio di artigianalità e le caratteristiche dei materiali del passato con le tecniche e le esigenze della produzione industriale. Ma continuiamo a insistere con passione e determinazione finché non raggiungiamo il miglior risultato possibile. La sperimentazione è continua.
Sostenibilità ed economia circolare sono temi centrali per Tela Genova. Puoi spiegarci il vostro mantra: “Produce less, produce better”?
Lo spiego attraverso un prodotto. Alla prossima edizione di Pitti Uomo presenteremo due capi denim in edizione limitata per celebrare i dieci anni del brand. Significa proporre un numero limitato di jeans — destinati a un piccolo gruppo di retailer che hanno creduto in noi dieci anni fa — con le stesse caratteristiche del modello con cui abbiamo iniziato questa avventura. Questi jeans non hanno bisogno di essere lavati: io stesso ne ho indossato un paio per 18 mesi, portandoli in lavanderia a secco non più di quattro o cinque volte. Non hanno quindi consumato acqua, non hanno avuto bisogno di essere sostituiti, non si sono rovinati, se non per la naturale usura dovuta ai movimenti del corpo.
Credo che parlare di sostenibilità attraverso certificazioni e normative, continuando però ad adottare politiche orientate ad aumentare produzione e crescita, sia la strada sbagliata.
Non sarebbe più semplice e sano migliorare la qualità dei prodotti, riducendo così consumi e sprechi?